22) Hobbes. Potere spirituale e potere temporale .
Hobbes accusa il papa di aver a pi riprese invaso il campo del
potere temporale. Questa invasione di campo aveva reso
particolarmente difficile preservare i diritti e la dignit della
corona inglese. Di qui la giusta reazione.
Th. Hobbes, Dialogo fra un filosofo e uno studioso del diritto
comune d'Inghilterra, quarto (pagina 166).

Il Papa, infatti, come ben sapete, gi molto tempo prima della
conquista, non faceva che invadere il campo del potere temporale.
Tutto quanto era possibile far apparire in ordine ad spiritualia,
in ogni Stato veniva rivendicato e trascinato a forza sotto la
giurisdizione papale. Il Papa, per questo motivo, aveva in tutti i
paesi la sua corte ecclesiastica, e ben poche erano le cause
temporali che non gli riusciva, in un modo o nell'altro, di
attrarre nella propria giurisdizione, in modo da farle giudicare
dai suoi tribunali in Roma, in Francia, o nella stessa
Inghilterra. Cos le leggi del re venivano trascurate, le sentenze
pronunciate nei tribunali regi annullate, le donazioni fatte ai
vescovadi, alle abbazie e agli altri benefici, creati e dotati dal
re e dalla nobilt d'Inghilterra, venivano conferiti dal Papa a
degli stranieri, o a coloro i quali, con le scarselle ben fornite,
potevano correre a procurarseli in Roma. Ogniqualvolta perci
sorgeva uan questione in merito ad una decima o ad un testamento,
il tribunale papale se li accaparrava, sebbene si trattasse di un
fatto puramente temporale, oppure una delle parti in causa faceva
appello a Roma. Contro queste offese della Chiesa romana, ed al
fine di preservare i diritti e la dignit della corona
d'Inghilterra, Edoardo terzo eman una legge sui detentori di
benefici, su coloro, cio, che ottenevano da Roma benefici in
questo paese. Egli, dunque, durante il suo venticinquesimo anno di
regno ordin, di fronte al Parlamento riunito al completo, che i
diritti di eleggere i vescovi, di patronato e di conferimento di
benefici appartenevano a lui, ed a quei membri della nobilt che
avessero fondato appunto siffatti vescovadi, abbazie ed altri
benefici. Decret inoltre che se uno di questi detentori abusivi
di benefici molestasse un chierico, che da lui o da uno dei suoi
sudditi avesse ricevuto un beneficio, fosse messo in prigione, e
se trovato colpevole, vi giacesse fino a che non avesse pagato un
riscatto, stabilito dal re, risarcito la parte lesa, rinunciato al
proprio titolo, e dato assicurazioni che avrebbe rinunciato a
procedere legalmente per rientrarne in possesso; e che se non
fosse stato in grado di dare queste assicurazioni, i suoi
avversari potessero continuare la lite sino ad ottenerne la
proscrizione e nel frattempo i redditi del beneficio venissero
devoluti al re. Durante il ventisettesimo anno di segno di Edoardo
terzo questa legge venne riconfermata.
Th. Hobbes, Opere politiche, UTET, Torino, 1959, pagine 510-511.
